#Invasionidigitali al Museo del Gusto.

Girando a ovest di Torino e procedendo verso sud, i paesaggi industriali e le piane a scacchi delle risaie lasciano il posto a un orizzonte più morbido e verdeggiante.
L’aria si fa più trasparente, i colori vivaci. E la sagoma maestosa delle Alpi ammonisce lo sguardo: al di là di questa fetta di Piemonte, oltre la punta triangolare del Monviso, c’è la Francia.

Sulla strada per Pinerolo c’è il piccolo comune di Frossasco; in uno splendido palazzo del delizioso centro storico ha sede il Museo del Gusto.
Lo abbiamo pacificamente “occupato” nell’ambito di #Invasionidigitali, bel progetto di riscoperta, grazie al Web 2.0, dell’immenso patrimonio culturale italiano.
Ecco come è andata.
Il Museo è un luogo unico nel suo genere. Si tratta del solo in Italia dedicato completamente al senso del gusto e non a un prodotto tipico particolare.
Il percorso museale, infatti, abbraccia la storia dell’alimentazione tout court, proponendo un “viaggio delle papille” dalla preistoria ai giorni nostri, con un occhio di riguardo, e non potrebbe essere altrimenti, per la tradizione italiana. 
Sala dopo sala, esploriamo le abitudini alimentari di epoche, regioni e popoli. Visitiamo aree tematiche dedicate a singoli prodotti, veri e propri “musei nel museo”. Come la rassegna delle varie tipologie di patata, o la sala dedicata al cioccolato.
Ci soffermiamo anche davanti alle postazioni dedicate ai cinque sensi: del resto, la percezione del gusto è fortemente influenzata da come guardiamo, tocchiamo, sentiamo e annusiamo.
Regione che vai, pane che trovi: la varietà della gastronomia italiana anche nel cibo più semplice
Due sale adiacenti colpiscono in modo particolare: dalla cucina del passato, una ricostruzione credibile dei focolari domestici di 150 anni fa, si passa, attraverso una tenda scura, in quella del futuro. Qui, le luci al neon e le confezioni colorate di cibi precotti segnano un contrasto netto con il tavolaccio di legno e i piatti pieni di pane secco e noci della stanza precedente. Il calore umano della cucina di una volta è scomparso, sostituito da un altro tipo di caldo, materiale, termico, ma anche irrimediabilmente spersonalizzato.
La cucina di ieri (a sx) e quella di oggi: che fine ha fatto il calore umano?
Lo stesso edificio che ospita il Museo del Gusto cela un’altra sorprendente realtà: la Scuola di Cucina, dove si tengono i corsi professionali del C.F.I.Q. (Consorzio Formazione Innovazione e Qualità) di Pinerolo. La scuola ospita cuochi e apprendisti che giungono da tutto il mondo per partecipare ai corsi o per tenere lezioni tematiche.
Percorriamo le aule tecnologicamente all’avanguardia. Come la training room: 24 postazioni di cucina con video collegati in rete per le lezioni multimediali. Non si fatica ad immaginare la schiera di chef intenta ad armeggiare tra i fornelli con lo sguardo rivolto un po’ al tegame e un po’ al monitor piazzato proprio sopra la testa.
L’aula polisensoriale, invece, è dedicata alla degustazione di oli e vini, ed è dotata di banchi equipaggiati con la strumentazione dedicata, dalla “sputacchiera” alla lampada per l’osservazione del liquido in controluce.
Una sezione della Scuola, infine, è pensata per le lezioni di food business management.
La Scuola di Cucina del Museo del Gusto: l’arte della preparazione del cibo incontra la tecnologia

Del resto, tutto qui al Museo del Gusto è tensione tra modernità e tradizione: le aule multimediali e il frutteto nel cortile interno; gli schermi LCD e le pagnotte piemontesi in esposizione; l’albero della cuccagna e le postazioni interattive.

E noi, “invasori” digitali per un giorno e appassionati di gusto per la vita, non possiamo che apprezzare.

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Scrissi con pugno deciso la mia prima headline nel 1984. All'asilo, con le matite colorate. Faceva più o meno: "Yogurt. Un po' acido, ma buono". Le maestre mi guardarono con sospetto. Ma fu subito chiaro che il cibo sarebbe stata una delle mie due grandi passioni. Della seconda, ne ho fatto un lavoro.

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