4 cose sul vino rosso che nessuno vi dice.

Il sacchetto per il calice della Fiera del Vino di Cermenate: un must per gli eventi del genere
Metti una domenica di pioggia nel Comasco. Una delle tante di questa primavera perennemente incerta sul da farsi. Ma un vero foodie ha sempre un asso della manica per salvare la giornata. Pochi chilometri d’auto e siamo alla Fiera del Vino di Cermenate. La palestra comunale, per una volta, non fa da cornice a una partita di pallacanestro della squadra locale: sul parquet sono sistemate tavolate e stand di prodotti tipici. Questa precisazione la digito in diretta appena arriviamo sul posto, per tranquillizzare un amico che si è allarmato leggendo il mio check-in su Foursquare: cosa ci fai tu in palestra domenica mattina?
Più in là, fuori dall’edificio, è piazzato il tendone degli espositori, cantine più o meno note di gran parte del nord Italia. L’atmosfera è quella tipica del genere: si va a spasso tra le bottiglie, al collo l’immancabile sacchetto con il calice, e si assaggia di tutto. 
Il tocco in più è la possibilità di partecipare a una degustazione guidata con i sommelier comaschi dell’AIS nella bellissima villa sede del Municipio, immersa nel parco comunale.
Ed è proprio prendendo parte a questo micro corso di wine tasting che apprendiamo la prima delle 4 cose che nessuno vi dice (ma noi sì) sul vino rosso.
Eccole.

1. Se il vino sa troppo di peperone, fatevi delle domande.

Degustiamo due vini della cantina toscana Rocca di Frassinello dei domini Castellare di Castellina: dopo un fresco Vermentino passiamo al rosso Ornello. E qui arriva la prima notizia che non ci aspettiamo.
Un certo sentore di peperone in prima nota è ammesso, nei rossi di vitigno bordolese; ma se all’esame olfattivo questa nota è troppo preminente, significa che le uve non hanno raggiunto la corretta maturazione.
Insomma, anche il sommelier, oltre che il buon senso, ve lo dice: diffidate dal rosso che odora troppo di peperone. 
Per la cronaca, Ornello è uno splendido vino, e per quanto ci riguarda, di peperone non abbiamo percepito nemmeno l’idea. Il nostro anfitrione sì, ma lui è sommelier professionista. E ci racconta con stupito piacere che un vino del genere, per non essere quello di punta dell’azienda (lo è invece il Baffonero), è davvero degno di nota.
Ornello di Rocca di Frassinello finisce (con nostro sommo piacere) nel calice da degustazione

2. Il rosso mescolato con la vodka fa tanto aperitivo a Barcellona.

Ritorniamo sotto al nostro tendone. Passiamo davanti a uno stand che ci incuriosisce per il mood scanzonato e un po’cubista. Quello di Julé, curioso progetto della cantina pavese Cà di Frara. Uno spumante vinificato in rosso che viene legato alla storia romantica e avventurosa di un manoscritto ritrovato a Barcellona. Nel libro si racconta la storia di un Marchese della Champagne, fuggito dalla Francia per via della Rivoluzione e rifugiatosi per amore nell’Oltrepò Pavese. Qui, l’amore per i colli e quello (non corrisposto) per una popolana del luogo spingono il nostro nobile decaduto a inventarsi una bevanda originale e avvincente come la sua vita.
Il vino è piacevole e molto leggero (10°): ce lo descrivono come ideale per un aperitivo, magari con l’aggiunta di frutta e un po’ di vodka per dargli la carica.
Sì, vodka e vino rosso. Sì, per aperitivo. No, noi l’abbiamo bevuto da solo. Però, un giorno, chissà.
Tutto in Julè è originale: bottiglia, etichetta e contenuto

3. Rinfrescare il rosso coi cubetti di ghiaccio non è più un tabù.

Che questa non suoni come un assoluzione per quelli – come mio nonno – che tuffano decine di tetraedri di acqua allo stato solido nel Sangiovese dell’Esselunga. Ci vuole il rosso giusto. I ragazzi dell’azienda vinicola La Piotta ci dicono che il loro RedIce (che è comunque uno spumante) per sprigionare al meglio i propri aromi va servito a 14°/16° C, versandolo in un bicchiere contenente 3-4 cubetti di ghiaccio.
Rispetto al Julé appena provato, questo RedIce è più vino e meno bevanda. Come gli altri dell’azienda, nasce con lo scopo di dare una reputazione ai vini dell’Oltrepò che sono molto spesso, e chissà perché, snobbati dal circuito della grande ristorazione.
Prima di ripartire verso altri lidi (e magari riempire lo stomaco con qualcosa di solido) giusto per non far torto ai nostri ospiti (e come potremmo?), assaggiamo anche un calice di Mille Bolle d’Oro Brut, lo spumante di punta della casa. Notevole.
In questo secchiello non c’è il RedIce de La Piotta, che invece si serve con due cubetti nel bicchiere

4. La semplicità vince sempre.

Un piccolo tavolo desta la nostra attenzione. I nomi sulle etichette sono quelli della mia infanzia piemontese: Barbera, Grignolino, Nebbiolo. I vini che ho imparato a conoscere per primi.
La cantina è la F.lli Aresca di Mombercelli, nell’Astigiano. Colline a perdita d’occhio sotto il cielo azzurro.
Oltre ai vini, sul tavolo c’è un tagliere con un salame clamoroso. Era ora, dopo tutti quei grissini. Assaggiamo il Nebbiolo, che non tradisce le aspettative. Poi è la volta del più vivace e quotidiano Barbera.
E in un attimo sono in bicicletta tra i campi, con un pezzo di Einaudi in sottofondo. Poi a tavola sotto un bel pergolato fresco, nei piatti gli agnolotti fatti in casa. Risate e leggerezza.
Riapro gli occhi. Siamo fuori dal tendone. 
Ho in mano un sacchetto con una bottiglia di quel Barbera.
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Scrissi con pugno deciso la mia prima headline nel 1984. All'asilo, con le matite colorate. Faceva più o meno: "Yogurt. Un po' acido, ma buono". Le maestre mi guardarono con sospetto. Ma fu subito chiaro che il cibo sarebbe stata una delle mie due grandi passioni. Della seconda, ne ho fatto un lavoro.

2 Comments

  • una bellissima sorpresa questo blog! intanto grazie per essere passato da me e per esserti collegato anche in FB. Poi devo dire che mi fa molto piacere che in quel "noi" si celi la penna di Anna alias Nus, bravi! Mi piacciono i blog "in tandem" dove sensibilità e competenze diverse ma affini, emergono di post in post.
    I vini…io tifo sempre per quelli rossi, non c'è niente da fare. Corposi, rotondi…Raboso, Dolcetto di Dogliani, Chianti e poi…i miei vini veneti dove faccio ovviamente la giusta eccezione verso i bianchi di Valdobbiadene ;)
    Un abbraccio e a rileggerti presto!
    Vale

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