Come far felice un papà. Senza zucchero.

Lo stretto vicolo si apre quasi all’improvviso in una piazzetta quadrata. Il posto dovrebbe essere questo. 
“Un piccolo negozio di cui non ricordo il nome in una piazzetta che non so più come si chiama da qualche parte nel centro di Pinerolo, ma ora proprio mi sfugge dove”. La celebre memoria d’acciaio di mio padre.
Fortunatamente, l’insegna tonda è quasi impossibile da mancare con lo sguardo.
E il nome del negozio promette decisamente bene.
Forse ci siamo.
Abbiamo una missione da compiere qui dentro.
Varchiamo la porta. E ci si apre davanti agli occhi un microcosmo di meraviglia.

Per un attimo restiamo sulla soglia, chiedendoci se qualcosa non ci abbia teletrasportato a Parigi, in un angolo seminascosto del Marais. Perché Cioccolato Puro non sfigurerebbe affatto, a Parigi.

Il negozio è minuscolo, e completamente occupato da ogni forma possibile in cui può essere lavorata la preziosa sostanza bruna. Praline, tavolette, creme, tartufi, cremini, biscotti, farine, polveri, gocce, glasse, torte, gelati, di ogni colore e di qualsiasi forma, graziosamente poggiati su scaffali, vassoi, alzatine, tavoli, mensole, dentro vasi, grandi barattoli e vetrinette. 
Un trionfo di cacao e burro misurato in piccoli bocconcini, vasetti, pacchetti. Ecco perché questo posto mi ricorda Parigi: avevo visto qualcosa di molto simile in un banco del mercato delle pulci all’Hotel de Ville, un inverno di molti anni fa.
Questa piccola cioccolateria è un angolo di Parigi nel cuore della provincia piemontese
Ma è tempo di contenere la nostra meraviglia e di tornare alla nostra missione.
La ragazza bionda dietro al banco ci sorride.
“Posso aiutarvi”?
“Ciao, spero proprio di sì. Siamo qui di passaggio. Un po’ di tempo fa mio padre venne in un posto molto simile a questo e comprò la crema spalmabile di cioccolato più buona del mondo. Fece fuori il vasetto in un paio di giorni. Il fatto è che mio papà è diabetico, e l’unico motivo per cui sopravvisse a quel barattolo è che quella crema è incredibilmente senza zucchero. Ne vorrei un po’ da portargli a casa. Ce l’avete?”.
La ragazza gentile non ha un attimo di esitazione.
“Sì, è in quello scaffale laggiù, dovrebbe essere proprio la nostra. “Ne vuoi assaggiare un po’ di quella zuccherata?”.
Fate digiunare Winnie the Pooh una settimana, poi chiedetegli se vuole un cucchiaino di miele. Cosa vi risponderà?
La fanciulla mi porge una paletta di plastica da gelato che ha appena tuffato in un vasetto aperto. “Se vedi un po’ d’olio in sospensione è del tutto normale: il prodotto è completamente naturale e quindi è possibile che l’olio di nocciole salga in superficie”.
Mentre sto vivendo la mia personale, sconvolgente esperienza mistica, Anna mi guarda rattristata: a dispetto del soprannome, la Nus è allergica alle nocciole, e deve declinare a malincuore l’invito. Ma la nostra simpatica ospite si offre di rimediare al problema.
“Perché non provi questo tartufo?”
Dallo sguardo che mi lancia Nus mentre mastica, quel tartufo dev’essere ripieno di Infinito.
Nello scaffale di destra si intravedono i vasetti di crema spalmabile. Tutto è rigorosamente artigianale
Tutta la produzione di Cioccolato Puro è artigianale,e proviene dal laboratorio in fondo alla stessa strada dove si affaccia il negozio, nel pieno centro storico della città. Non solo cacao dei migliori cru: anche le altre materie prime sono di qualità, dalle nocciole piemontesi ai pistacchi di Bronte, passando per i vini chinati del Piemonte.
Torniamo in strada stringendo tra le mani il prezioso vasetto, contenente duecento grammi di buoni motivi per  fare un giro a Pinerolo. Tra l’altro, la città è decisamente graziosa: una Torino in miniatura, con alcuni scorci pittoreschi e una bella cattedrale del Cinquecento.
Cosa non si fa, per fare felici i papà.
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Scrissi con pugno deciso la mia prima headline nel 1984. All'asilo, con le matite colorate. Faceva più o meno: "Yogurt. Un po' acido, ma buono". Le maestre mi guardarono con sospetto. Ma fu subito chiaro che il cibo sarebbe stata una delle mie due grandi passioni. Della seconda, ne ho fatto un lavoro.

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