I segreti golosi di un albergo tra le Alpi.

Questa è una storia che parte da lontano. Da più di un secolo fa. E da un albergo incastonato tra le Alpi Occitane. Gerle di vimini intrecciato e pantaloni alla zuava. Picozze e stelle alpine. L’amore e il rispetto per una natura tanto generosa quanto esigente.
Il signor Serafino Ponsat guardava il cielo, la mattina di quel 15 giugno 1908, sperando che non piovesse.
Tutto doveva essere perfetto per l’inaugurazione del suo Albergian Hotel. Di lì a poco sarebbero arrivati a Pragelato i primi ospiti, l’aristrocrazia torinese e la ricca borghesia pinerolese che venivano a fare “la cura dell’aria buona” e a passeggiare tra i monti con gli abiti di sartoria.
E lì, nell’albergo, si preparavano le specialità da far assaporare a quei viaggiatori: le confetture, la frutta sciroppata, il miele, gli antipasti di verdure piemontesi, gli amari digestivi. Delizie che i turisti chiedevano di poter portare anche a casa, souvenir di gite spensierate e gustose all’ombra dei monti.
La storia di Albergian comincia così.

Centocinque anni dopo, varcare la porta dello stabilimento Albergian a Pinerolo come è fare un viaggio indietro nel tempo, rivivendo l’atmosfera delle cose buone fatte bene, con il lavoro delle mani e la passione del cuore.
Lo spazio aziendale è grande, luminoso e sa di pulito: gli scaffali con i vasetti di confettura dalla caratteristica forma a rombo e le bottiglie di distillati ed elisir sono lucidi e scintillanti; sul fondo, un bel bancone in stile liberty ospita un angolo per la degustazione dei prodotti.
Piccoli cimeli impreziosiscono l’area di Albergian adibita a museo aziendale
Le etichette sono tutto un programma: con i motivi floreali e lettere graziate, sembrano uscite dalla mano di uno stampatore dei primi del Novecento.
Il piano superiore dell’edificio ospita un piccolo museo aziendale: poco più di un vezzo, per un’azienda che incarna essa stessa la sua storia. 
Lo stabilimento per la produzione delle confetture, degli antipasti e delle caramelle è scarno di macchinari: c’è lo stretto necessario per bollire e sterilizzare i barattoli, il grosso del lavoro lo si fa ancora a mano, come una volta. L’etichetta su uno scatolone rivela che contiene composta di Ramasin, le piccole e dolcissime susine tonde piemontesi.
Tra i pochi processi automatizzati in Albergian c’è il confezionamento delle dolcissime caramelle 
La distilleria, invece, colpisce prima di tutto l’olfatto. Appena entrati, basta chiudere gli occhi per immaginarsi sdraiati al fresco di un prato alpino in pieno giugno. Il profumo di erbe inebria e rapisce i sensi.
Tra gli alambicchi e gli altri strumenti per la distillazione macerano le piante di artemisia da cui si ricava il Genepy, più che un liquore una vera istituzione da queste parti, e più in generale per i piemontesi. Sono queste foglie – raccolte ormai in coltivazione, dato che l’artemisia selvatica è una pianta protetta – a dare alla stanza quest’aroma e al liquore l’inconfondibile sapore asciutto, morbido e amarognolo al retrogusto.
La lista dei prodotti Albergian è lunghissima, e fa quasi impressione pensare che tutte queste specialità così diverse siano prodotte nello stesso luogo, rispettando la stagionalità e non facendo il minimo uso di conservanti. In azienda quasi si scusano quando ammettono di aggiungere qualche goccia di succo di limone ad una delle confetture per migliorarne la consistenza.
Uno scorcio della distilleria: qui il profumo di erbe alpine è eccezionalmente intenso
Il nostro giro in Albergian termina davanti a un bicchierino di buon liquore. Anzi, lo ammettiamo, a due. Impossibile, infatti, non provare entrambi gli elisir proposti: il classicissimo Genepy e l’Amaro Albergian, molto conosciuto da queste parti, che ci viene descritto come “più femminile”.
Definizione quanto mai azzeccata: al gusto secco e deciso del Genepy, l’Amaro Albergian contrappone un bouquet decisamente più floreale e una dolcezza più accentuata.
Ne prendiamo una piccola bottiglia di ciascuno: le sere d’inverno, dopo una bella cena sostanziosa, ci verseremo io un Genepy e Anna il suo Albergian.
Ma chiudendo gli occhi ci ritroveremo sdraiati sullo stesso pascolo alpino.
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Scrissi con pugno deciso la mia prima headline nel 1984. All'asilo, con le matite colorate. Faceva più o meno: "Yogurt. Un po' acido, ma buono". Le maestre mi guardarono con sospetto. Ma fu subito chiaro che il cibo sarebbe stata una delle mie due grandi passioni. Della seconda, ne ho fatto un lavoro.

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