Un posto giusto per cenare a Milano, tra cotolette e burnout.

In questo video, un pazzo made in USA si esibisce in un burnout epico. Cucina le gomme posteriori del suo vecchio fuoristrada fino a farle esplodere, poi prosegue fino a fondere l’asfalto con i cerchioni roventi, in un tripudio di scintille. Non guardatelo tutto, avanzate fino alla parte dove prende tutto fuoco, è la più divertente.
A volte la vita è proprio così. Sprechi un sacco di energia standotene fermo a pensare invece di agire, e finisci per consumarti. Poi non vai più da nessuna parte.
Una delle cose di cui sono più grato a Milano è che mi ha insegnato a rimuginare di meno e ad agire di più.
Un’altra cosa per cui ringrazierò sempre questa città è la poderosa cotoletta impanata che ho gustato a cena con Gaetano, il primo art director con cui ho lavorato. E il primo amico che ho avuto a Milano.
Grazie all’intuizione di Gat, che da buon beneventano preferisce mettere la gambe sotto il tavolo piuttosto che sbocconcellare schifezze troppo salate al bancone dell’aperitivo, ho conosciuto una trattoria milanese davvero notevole: Da Martino, in via Farini. Prezzi onesti, l’umorismo sincero del titolare Sergio, e un’ottima cucina. Io le adoro, le trattorie. A questa mancava solo la tovaglia a quadri bianca e rossa, per essere perfetta. Però c’è il menu scritto a biro che fa salire il punteggio.
Il signor Sergio, titolare della Trattoria Da Martino (credits: vivimilano.corriere.it)
Pochi tavoli, atmosfera raccolta e servizio al fulmicotone: nemmeno il tempo di versarci il primo bicchiere di Morellino ed ecco le cotolette arrivare in tavola. Con l’osso, perché a Milano la cotoletta è così, se no va minga ben. Alta due dita. Cotta alla perfezione. Con sopra la rucola, i pomodori datterini a spicchi e un trito d’aglio e prezzemolo che ha del clamoroso. Bravo sciur Sergio.
E così, davanti alla nostra cotoletta gigante, Gat ed io ci raccontiamo le novità delle nostre vite da milanesi adottati: il suo viaggio in Sardegna per girare l’ultimo spot di una casa automobilistica (e nel frangente salta fuori anche il video del burnout là sopra), le mie avventure da “social media coso”, i progetti per l’estate che prima o poi arriverà. 
L’ultima chicca di una serata piacevolissima ce la regala il signor Sergio, che al momento del conto mi lascia fotografare la fiorentina da un chilo e otto che sta per cuocere nel forno a legna della pizza.
“Fai pure caro, dài vieni più vicino e fotografa”.
Ed io non ci penso su due volte e scatto.
Agire, più che pensare. L’ho imparato a Milano, no? 
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Scrissi con pugno deciso la mia prima headline nel 1984. All'asilo, con le matite colorate. Faceva più o meno: "Yogurt. Un po' acido, ma buono". Le maestre mi guardarono con sospetto. Ma fu subito chiaro che il cibo sarebbe stata una delle mie due grandi passioni. Della seconda, ne ho fatto un lavoro.

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