L’alta velocità e i bigoli di mezzanotte.

Andare forte in macchina è tremendamente divertente. Le gomme che urlano di rabbia sull’asfalto, l’odore di bruciato, le fiammate che illuminano di luce infernale i tubi di scarico. L’adrenalina di un sorpasso al limite, il senso di onnipotenza dopo una curva affrontata a velocità impossibile, il brivido del rischio.
Però, dopo un po’, tutta questa tensione mette fame. 
Ecco perché, verso mezzanotte, si appoggiano i joypad, si spegne la console, ci si alza dal divano e si fa scattare l’operazione “spaghettata di mezzanotte”, un must delle serate tra amici a base di videogames (cosa credevate?).
Anzi, una “bigolata”, visto che al posto dei classici e un po’ inflazionati spaghetti cuciniamo i bigoli veneti.

I bigoli sono una preparazione della tradizione povera del Veneto: lunghi spaghettoni dalla superficie rugosa, adattissima a trattenere il sugo, preparati con un semplice impasto di farina di grano tenero, acqua e sale. Una pasta fresca originariamente preparata senza uova; infatti, benché ciascuna casa di campagna avesse il suo pollaio, le uova erano per lo più utilizzate come preziosa merce di scambio, per avere olio, tabacco, salsa di pomodoro. I bigoli venivano trafilati a mano con un attrezzo apposito, il “bigolaro”, una sorta di torchio piuttosto faticoso da utilizzare, vista anche la consistenza dell’impasto. Le energiche massaie venete trafilavano con pazienza i bigoli che venivano poi appesi ad asciugare su delle piccole pertiche posizionate tra gli schienali delle sedie.

Sgambaro produce pasta tradizionale secondo la filosofia del prodotto a “chilometri zero”
Da una trasferta di lavoro nel Vicentino ho portato a casa due pacchi di bigoli Sgambaro, un pastificio di Cittadella che produce secondo la filosofia del “km 0″, utilizzando grano proveniente dalle immediate vicinanze e azzerando le emissioni dovute al trasporto, dato che molino e pastificio sono adiacenti.
So cosa vi state chiedendo. Non serve andare fino in Veneto per trovarla. La pasta Sgambaro si può trovare con una certa facilità in ogni supermercato un minimo rifornito.
I veneti mangiano i bigoli con un sugo a base di sarde o con il ragù d’anatra. Noi li abbiamo preparati in modo un po’ più spartano, ma il risultato è stato decisamente soddisfacente.
Non sono un food blogger, preferisco definirmi un semplice, ma accanito food eater, pertanto scordatevi dosi e tempi di cottura (a parte quello dei bigoli, che cuociono 5 minuti in acqua bollente). Lavorate di immaginazione, suvvia.
Abbiamo messo a sfrigolare nell’olio extra vergine uno spicchio di aglio rosa di Lautrec (più delicato di quello bianco classico), abbiamo aggiunto alcuni filetti di acciuga sott’olio ben sciacquati sotto l’acqua corrente e abbiamo così ottenuto un’emulsione calda, alla quale abbiamo aggiunto alla fine un peperoncino fresco sminuzzato. A parte, abbiamo tostato del pangrattato aromatizzandolo appena con un po’ di timo fresco (che arriva dritto dall’orto sul balcone di Foodeskine). Abbiamo condito la pasta con l’emulsione di olio, aglio e acciughe, completato con qualche filetto di pomodoro secco e spolverato col pangrattato).
Non so come si mangi nel parco chiuso di una gara automobilistica, ma noi piloti da divano siamo stati molto soddisfatti. Talmente contenti che appena finito il nostro generoso piatto di bigoli abbiamo messo a scaldare di nuovo dell’olio in padella e abbiamo ricominciato.
Ve l’avevo detto che correre in macchina mette fame.
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Scrissi con pugno deciso la mia prima headline nel 1984. All'asilo, con le matite colorate. Faceva più o meno: "Yogurt. Un po' acido, ma buono". Le maestre mi guardarono con sospetto. Ma fu subito chiaro che il cibo sarebbe stata una delle mie due grandi passioni. Della seconda, ne ho fatto un lavoro.

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