Il riso è una questione di cuore.

La campagna novarese è rovente e dorata. Arrivarci in un torrido pomeriggio di fine luglio è quasi fare un viaggio metafisico, sotto il cielo lattiginoso, tra i campi color giallo carico.
La Badia di Dulzago è un piccolo borgo immerso in questo panorama da quadro realista. Una chiesa romanica, alcune corti, case di mattoni rossi. Gatti magrissimi che ciondolano sul selciato. Il tempo che si ferma e resta lì, immobile come l’aria.
A fianco del borgo, dove il giallo dei campi scompare al limitare dei boschi, c’è la Ca’ Bianca, che ci accoglie con la promessa di una serata speciale.
E la cena “Riso e Stelle” del progetto Fatti una RISata, nato dalla felice intuizione dell’associazione di volontariato Quelli del Sabato, non tradisce le attese.
photo credits: www.fattiunarisata.it

Il calare del sole disegna la scena di un bel banchetto all’aperto, tra il frinire delle cicale, i fili di lampadine sospesi sulle teste dei commensali e la musica scanzonata di un bardo di paese.

Il protagonista della cena è il riso, figlio di queste terre che una volta erano paludi; la cucina è quella dello chef Marco Bovio del ristorante La Crusa dal Ga. E le attenzioni, la grazia, l’impegno e l’amore sono quelli di quindici persone davvero speciali: i ragazzi diversamente abili del progetto Fatti una RISata.
C’è Luigi, compunto e concentrato nel descrivere i piatti che ci vengono serviti; c’è l’allegria contagiosa di Lella, i sorrisi di Dalila, l’energia di Mauro. 
Ci sono quindici persone che per una sera si dedicano a trenta commensali con l’ospitalità del miglior padrone di casa. E ci rendono felici e onorati di esserci, sotto le stelle della campagna novarese, a mangiare il loro riso e a farci partecipe delle loro risa.
photo credits: www.fattiunarisata.it
Il progetto è molto più ampio di quello che una cena in compagnia può descrivere. Fatti una RISata è infatti il frutto del lavoro di tante persone, dalla riseria GliAironi, partner dell’iniziativa, ai volontari di Quelli del Sabato, fino ai ristoratori novaresi, che hanno svelato ai quindici protagonisti del progetto i segreti del riso e delle cucine dei professionisti.
Sono nate così le selezioni di riso e crunchy rice (il riso “scoppiato” agli aromi di cui ho già scritto qui) con il nome di ciascuno dei ragazzi. E sono nati così gli eventi collaterali di promozione e comunicazione del progetto, tra cui la cena sotto le stelle della Ca’ Bianca.
Ora, non credo sia il compito di chi scrive di gusto e per gusto addentrarsi nella differenza tra assistenzialismo e responsabilizzazione, o tra ghettizzazione e integrazione. 
Qui si racconta semplicemente  uno dei piaceri della vita, che è anche uno dei più potenti mezzi di comunicazione e condivisione delle emozioni in mano all’uomo.
Uno strumento che nelle mani di quindici cuori gentili, ha regalato a noi abitanti di un pianeta troppo spesso sbagliato, il più bel sogno di una notte di mezza estate.
photo credits: www.fattiunarisata.it
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Scrissi con pugno deciso la mia prima headline nel 1984. All'asilo, con le matite colorate. Faceva più o meno: "Yogurt. Un po' acido, ma buono". Le maestre mi guardarono con sospetto. Ma fu subito chiaro che il cibo sarebbe stata una delle mie due grandi passioni. Della seconda, ne ho fatto un lavoro.

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