Siamo quello che mangiamo, o viceversa?

Photo credits: Mark Menjivar
Quante volte l’ho sentito dire: “siamo quello che mangiamo”. Mi sono spesso domandato se sia vero. In effetti, aprendo il mio frigorifero, o la mia dispensa, mi ci riconosco. Così come, sbirciando indiscreto nelle credenze di amici o familiari, spesso sorrido: dietro quelle ante è come se ci fossero degli specchi. Il barattolo di Nutella di mia mamma, le barrette di un’amica celiaca, la birra analcolica dell’amico autista, i biscotti preferiti di mia sorella.
Il fotografo americano Mark Menjivar ha esplorato proprio questo territorio, viaggiando tre anni per gli Stati Uniti e scattando ritratti di persone e famiglie attraverso il contenuto dei loro frigoriferi.
Photo credits: Mark Menjivar
Uno spazio allo stesso tempo privato e condiviso, quello del frigo, un luogo-non luogo che ha molto da raccontare della vita di chi lo riempie. La serie di fotografie “You Are What You Eat” ritrae ricchi e poveri, donne e uomini, studenti, professionisti, pensionati, ex militari, sportivi. C’è il frigo dell’anziano la cui vita è stata salvata dal vicino di casa, e c’è anche il frigo del vicino. C’è quello che mangia il regista di videoclip e la desolazione del frigo vuoto di chi guadagna poco più di 400 dollari al mese. Persone comuni, a volte banali. Ognuno con la sua vita e la sua storia, ognuno con i suoi cibi e le sue bevande. Una specie di tributo del quotidiano.
E nel vostro frigo cosa c’è?
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Scrissi con pugno deciso la mia prima headline nel 1984. All'asilo, con le matite colorate. Faceva più o meno: "Yogurt. Un po' acido, ma buono". Le maestre mi guardarono con sospetto. Ma fu subito chiaro che il cibo sarebbe stata una delle mie due grandi passioni. Della seconda, ne ho fatto un lavoro.

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