Ho provato il peperoncino più piccante del mondo. E sono sopravvissuto.

Quando hai avuto un’infanzia come la mia, nessun peperoncino ti può fare più paura. Nemmeno il più piccante al mondo.

Da adolescente ho abitato per qualche anno sopra una famiglia di calabresi. Ci invitarono a cena, una sera, e notai che a tavola, accanto alle posate, c’erano anche due o tre peperoncini rossi per ciascun posto a sedere. Durante la cena, vidi che il capofamiglia, un omone corpulento con la voce incredibilmente flebile e due mani grandi come pale, sgranocchiava i peperoncini come fossero grissini, tra un boccone e l’altro di pietanza. 
Non seppi resistere. Con uno sguardo di sfida me ne cacciai in bocca uno intero, che in un secondo mi deflagrò nel cavo orale come una granata a frammentazione. Paonazzo e con le lacrime agli occhi afferrai la prima caraffa che mi passò tra la mani, mi versai un bicchiere e lo scolai di un fiato, poi ne riempii un secondo che vuotati altrettanto in fretta. Era Cirò, quindici gradi abbondanti di rosatello di campagna. Di lì in poi i miei ricordi sono piuttosto confusi.
A vent’anni o giù di lì lavorai per qualche tempo in una pizzeria da asporto; fu lì che feci la mia conoscenza con “il veleno di zi’Renato”, nomignolo con cui veniva battezzato il vaso di vetro pieno d’olio che ribolliva a causa dei micidiali peperoncini abruzzesi che vi maceravano da settimane. Produceva un gas che sfiatava sinistro ogni volta che si sollevava il tappo; e poche gocce bastavano ad incendiare un’intera familiare quattro stagioni. Dopo qualche mese di quella cura ne versavo cucchiaiate intere sulla pizza, masticando felice mentre sudavo anche in pieno inverno, sotto lo sguardo preoccupato di Renato.
Ecco perché quando la signora dello stand di Peperita a Milano Golosa mi domanda se me la sento di assaggiare il famigerato Trinidad Scorpion Moruga Yellow, accetto di buon grado la sfida.
Moruga Yellow in natura (fonte: capsicum.us)

Il fratello rosso, Trinidad Scorpion, è stato definito il peperoncino più piccante del mondo. E io non ho motivo per dubitare che questo sia meno arrabbiato solo per via del colore.
In effetti, chi lo coltiva lo maneggia coi guanti di lattice, e a volte non bastano nemmeno quelli. Mentre ne spalmo un po’ su una fetta di pane, incrocio lo sguardo allarmato della signora. Mi fido. Ne rimuovo la gran parte, fino a lasciare il pane appena sporcato di crema giallo carico.
Lo porto alla bocca. Profuma incredibilmente di fiori. Se chiudo gli occhi sono da un’altra parte. Sento il vento dei Caraibi sulla pelle. E’ come essere nel bel mezzo di un rito di iniziazione, mentre il sapore che si sprigiona tra le papille è sorprendentemente fruttato.
Poi, lentamente, li senti arrivare. Un milione e mezzo di punti sulla scala di Scoville, quella che misura la piccantezza. Oltre, ci sono solo gli spray urticanti della polizia e i principi attivi in purezza. Tolgo la giacca. Resto in maniche di camicia, basito dal persistere del sapore fresco e vegetale che riesce ancora a sovrastare una piccantezza tremendamente intensa, ma mai violenta. Se il sole di Trinidad si potesse condensare in un frutto, sarebbe questo. E’ un’esperienza quasi mistica. Il Trinidad Scorpion Moruga Yellow è un peperoncino da sciamani.
La prossima estate ne avrò una pianta sul terrazzo, ad ogni costo.

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Scrissi con pugno deciso la mia prima headline nel 1984. All'asilo, con le matite colorate. Faceva più o meno: "Yogurt. Un po' acido, ma buono". Le maestre mi guardarono con sospetto. Ma fu subito chiaro che il cibo sarebbe stata una delle mie due grandi passioni. Della seconda, ne ho fatto un lavoro.

2 Comments

  • Ecco, l'avrei provato anche io. Davanti al peperoncino non mi fermo. Poi magari lacrimo per due ore, però non resisto. E da come lo descrivi mi pare veramente che ne sia valsa la pena! :)

  • In effetti la cosa buona del Trinidad è che non è solo piccante, ma ha un sapore definito, riconoscibile e molto, molto gradevole. Insomma, non è violenza fine a se stessa! :-) SE lo trovi in giro, provalo (ma con moderazione, basta davvero sporcare il pane!).
    Grazie della visita! :-)

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