Maria Marinoni e il pan tramvai: la storia del pane a Milano.

Credits: Maria Marinoni
Per i milanesi, specialmente per quelli che frequentano piazzale Cadorna, quello di Maria Marinoni è un nome familiare: lei è infatti la “signora del pane” per eccellenza in città. Il suo storico panificio, oggi un moderno negozio con bar annesso, è un punto di riferimento per lavoratori e pendolari sin dagli anni Sessanta. Ma le origini dell’impero della signora del pane, classe 1938 e oggi proprietaria di molti locali e punti vendita in città, sono da far risalire all’inizio del secolo scorso.
È il 1903, infatti, quando i nonni di Maria Marinoni intraprendono l’attività di panificatori, prima a Como, poi a Varese. Tempi in cui il pane era molto di più di un semplice corollario al pasto vero e proprio. Di pane e con il pane si campava, spesso con molta più fantasia di quanto si possa immaginare.
Proprio in quegli anni, dall’ingegno e dalla povertà, nacque una delle ricette storiche della tradizione panettiera lombarda: il pan tramvai, o “panettone dei poveri”. 
Il pan tramvai si chiama così in onore del tram a vapore che dal 1870 collegava Milano ai paesi della periferia. Un trenino che poteva impiegare delle ore a collegare i due capolinea: per non disturbare gli animali delle campagne, infatti, era stato imposto al tram il limite dei 15 chilometri orari. Ecco perché, insieme ai biglietti, i passeggeri acquistavano spesso anche una pagnotta arricchita con l’uvetta, per placare l’appetito durante il lungo e scomodo tragitto. Accadeva addirittura che il pan tramvai fosse offerto come resto del biglietto stesso.

Due guerre e il tesseramento annonario fecero letteralmente sparire il pan tramvai, che ricomparve solo molti anni dopo a Milano e dintorni. La ricetta tradizionale è frutto di discussioni accese, ma pare comunque che l’autentico pan tramvai non possa contenere meno del 40 per cento di uvetta.
Oggi, nell’era dei treni super veloci e dell’alimentazione controllata, storie come questa fanno sfuggire un sorriso di nostalgia. Eppure, nelle panetterie di Milano, il pan tramvai continua a essere venduto. Anche nei negozi della signora Marinoni, accanto alle focacce al kamut e ai pani a basso contenuto di carboidrati.
Un tributo alla memoria di un tempo in cui si andava più piano e, forse, si mangiava con più gioia. 
Voi l’avete mai assaggiato?

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Scrissi con pugno deciso la mia prima headline nel 1984. All'asilo, con le matite colorate. Faceva più o meno: "Yogurt. Un po' acido, ma buono". Le maestre mi guardarono con sospetto. Ma fu subito chiaro che il cibo sarebbe stata una delle mie due grandi passioni. Della seconda, ne ho fatto un lavoro.

4 Comments

  • No non l'ho mai assaggiato purtroppo. Ma prima o poi…
    Avevo aperto il tuo post stamattina e l'ho tenuto qui, aperto, in attesa di potermelo leggere in tutta calma, perché immaginavo che fosse interessantissimo: beh non mi sbagliavo, lo è eccome! :) Grazie e buona serata!

  • Grazie a te! In effetti la storia del pan tranvai è molto curiosa e mi ha appassionato, sono contento di essere riuscito in qualche modo a condividere la mia curiosità :-)
    A presto,
    F.

  • intanto …complimenti per il blog. Ben fatto, ben scritto. Io il pantranvai lo conosco bene. Ancora oggi vado a caccia di questa golosità per tutte le panetterie di Milano, ma, ahimè, il pane tranvai come me lo raccontava mia mamma è ormai un miraggio. C'è però un panificio in fondo a viale Padova che lo fa molto bene. Io ne ho fatta una mia versione qui:http://www.cookandthecity.it/2010/10/08/pane-con-luvetta/
    E' ricchissimo di uvetta, perchè è vero che ciò che lo differenzia da tutti gli altri prodotti simili è proprio questo. Ciao e a presto
    Sara

  • Ciao Sara! Vero, mi ha stupito moltissimo quel 40% di uvetta della ricetta tradizionale. Non fatico a capire perché il pan tramvai autentico sia così difficile da trovare in giro. Grazie della visita e dei complimenti, a presto! :-)

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