Groupon: cara trattoria Il Glicine, lo stai facendo nel modo sbagliato.

Dalla trattoria Il Glicine di Erba si gode di un bel panorama sulla Brianza (dal sito web del ristorante)
Una delle prima cose che ho imparato lavorando in comunicazione è che una promessa è sacra. E che non mantenerla è un bel casino. Nel caso di una cena con Groupon, il problema si complica: la promessa è del couponist, ma è il ristorante che la deve mantenere.
Da qualche mese utilizzo i coupon per uscire a cena, e sono stato il primo a stupirmi dell’efficienza e della qualità rispetto al prezzo. Soprattutto, ho sempre mangiato piuttosto bene.
Poi, ho visitato la trattoria Il Glicine (il link ve lo posto dopo, capirete perché), un grazioso ristorantino a Erba con vista panoramica sulla Brianza. E ho scoperto che c’è modo e modo di onorare una promessa.
Gli interni, rustici e accoglienti (dal sito web)
Una precisazione è doverosa: non sono un rompicoglioni. Anche se in giro non mangio quasi mai meglio che a casa mia (cioè qui), sono sempre portato a concedere una chance a chi mi sta di fronte. 
Così, quando il cortese titolare mi informa che il tris di tagliate promesso dal coupon, 900 grammi di carne in due, è sostituito da una costata di manzo a testa, non mi scompongo troppo.
Ecco, forse sollevo un sopracciglio quando arriva la gentile signora con l’aperitivo: i flûte di bianco frizzante, quando si toccano per il brindisi, fanno toc, invece che plin. Cose che capitano, quando i bicchieri sono di plastica. In compenso, quelle tirate fuori dal sacchetto e servite di accompagnamento sono vere patatine.
L’altro sopracciglio si solleva dinnanzi alla dichiarazione d’intenti che accompagna la caraffa di “vino della casa”, servita a sorpresa al posto della bottiglia millantata da quei birichini di Groupon. Le parole della gentile signora sono più o meno queste: ne avete diritto a un litro, ma per ora ve ne portiamo solo mezzo, perché tanto nessuno riesce mai a finirlo. Comunque, se ce la fate, vi portiamo anche la seconda caraffa.
Che faccio, rido? Rido. Assaggio il vino. Ecco, adesso non rido più. 
Fortuna che arriva l’antipasto. Questo.
No, non sono un buon fotografo. Sì, quelli sono funghi. Sì, ho mangiato antipasti più buoni. Ma noi non siamo qui per l’antipasto, che diamine, siamo qui per la tagliata. Cioè, per la costata. 
L’aspetto è goloso e il sapore è più che discreto; forse è un po’ grassa, ma la cottura è azzeccata, secondo me. Peccato per il contorno: oltre alla rucola e ai pomodorini di ordinanza insieme con la carne, la casa propone la scelta fra un piatto di polenta istantanea e un’insalatina triste. Opto per la polenta, ed il poco entusiasmo con cui la ordino evapora alla prima forchettata.
Per la cronaca, non sono 900 grammi di carne in due. Errore di stampa sul coupon?
Dulcis in fundo. Il budino al cioccolato nel bicchiere di vetro. Come quello di mia nonna, ma senza amaretti, senza pizzico di cannella, senza gioia e senza amore. Per finire, un caffè molto cattivo e un limoncello troppo alcolico.
Sul sito web della trattoria Il Glicine, troverete in home page tutte le giustificazioni dei cambiamenti ai vari menu proposti sui coupon (non ve l’ho linkato prima per non rovinarvi la sorpresa). Io ci ho capito poco, se non che forse sono stati venduti più coupon del dovuto. Cosa che mi è stata spiegata a voce dallo stesso gestore dopo cena, ma che continuo a non capire cosa c’entri con la qualità media di quello che ci è stato servito.
Non saprei come giudicare Il Glicine. In fondo, la cena per due è costata 34 euro. Diciassette euro a testa. Troppo pochi per andarci giù decisi con le critiche.
Credo però che Groupon abbia molto poco a che fare con quanto ho visto e mangiato alla trattoria Il Glicine. E credo che, se lo scopo dei coupon è quello di promuovere un locale per far tornare a prezzo pieno chi lo prova con questa formula, Il Glicine non abbia raggiunto questo scopo, visto che l’unico motivo per cui tornerei è il panorama. Di giorno deve essere davvero incantevole. 
Ma è comunque un po’ poco, non trovate?
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Scrissi con pugno deciso la mia prima headline nel 1984. All'asilo, con le matite colorate. Faceva più o meno: "Yogurt. Un po' acido, ma buono". Le maestre mi guardarono con sospetto. Ma fu subito chiaro che il cibo sarebbe stata una delle mie due grandi passioni. Della seconda, ne ho fatto un lavoro.

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