3 modi di bere il Nebbiolo in Valtellina.

Contrariamente a quanto si possa pensare, i vitigni di Nebbiolo non si trovano solo in Piemonte: anche la Valtellina infatti è zona rinomata per la coltivazione di queste uve che danno vita spesso a vini importanti e sontuosi.
Così, invitato per la seconda volta allo Sheraton Malpensa per Il vino è il viaggio… il bicchiere il suo mezzo, ho scoperto che non solo in Valtellina si producono degli ottimi vini, ma che c’è modo e modo di produrre (e bere) il Nebbiolo. Eccone tre.
Le vigne valtellinesi (photo credits: Nera Vini)

L’Inferno.
Questo era un vino che mi incuriosiva da sempre, anche se prima di quello della cantina Nera di Chiuro (Sondrio), non lo avevo mai assaggiato. La mia curiosità era dovuta soprattutto al nome, che in me evocava un vinaccio ruvido e potente. Invece, l’Inferno trae il suo nome caratteristico dall’asperità dei vigneti e dalle temperature torride che i terrazzamenti, ricavati negli impervi anfratti di roccia, raggiungono d’estate. Lo definiscono un vino austero, sicuramente è un rosso importante, da selvaggina, ma ha una sua gentilezza, non è affatto “minaccioso” come il suo mefistofelico nome lascerebbe intendere.
Lo Sforzato.
Lo Sfursàt, come lo si chiama in dialetto, è il vino più ambito dell’enologia della Valtellina, ottenuto grazie ad un’antichissima pratica di appassimento dell’uva Nebbiolo. I grappoli più sani e maturi, raccolti a mano e poggiati su graticci, vengono lasciati appassire naturalmente per 110 giorni, in locali freschi e asciutti chiamati “fruttai”. Le uve perdono fino al 40% del peso originario, subendo una concentrazione dei succhi, e vengono vinificate in rosso. Il risultato è un vino molto complesso, di non meno di 14 gradi di gradazione. Un vino da meditazione per eccellenza, adattissimo anche per accompagnare i formaggi valtellinesi.
Il Chiavennasca bianco.
Un Nebbiolo bianco non l’avrei mai immaginato. Grazie alla cantina Conti Sertoli Salis ho assaggiato per la prima volta il Chiavennasca (nome valtellinese delle uve Nebbiolo) vinificato in bianco. Si produce separando immediatamente le bucce dal mosto: si ottiene così un vino fruttato ed elegante, ma dal carattere deciso. L’importanza dell’uva lo rende infatti in grado di durare nel tempo.
Se passate in Valtellina, fate un giro in una delle cantine del consorzio: il viaggio vi poterà in dono delle scoperte vinicole davvero interessanti.
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Scrissi con pugno deciso la mia prima headline nel 1984. All'asilo, con le matite colorate. Faceva più o meno: "Yogurt. Un po' acido, ma buono". Le maestre mi guardarono con sospetto. Ma fu subito chiaro che il cibo sarebbe stata una delle mie due grandi passioni. Della seconda, ne ho fatto un lavoro.

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