Salvate il cibo che scade: il fenomeno Food Sharing.

Immaginate di avere, che ne so, il latte o l’insalata che vi guardano con aria di sfida dal frigorifero, prossimi a scadere. Nella migliore delle ipotesi vi aspettano almeno un paio di pasti “di mantenimento”, da elaborare raschiando il fondo della creatività (oltre che della dispensa). Ma se abitate in Germania e avete un profilo di Facebook, allora potete anche darvi al Food Sharing.

Nato quasi un anno fa, il portale foodsharing.de ha già permesso di “salvare” circa 27 tonnellate di cibo grazie allo stesso principio del car sharing o del coachsurfing: la condivisione dell’eccedenza.
Una volta effettuato l’accesso al portale via Facebook, è sufficiente segnalare i propri alimenti in scadenza e attendere che qualcuno venga a prenderseli. Ovviamente vale anche il discorso contrario, con la possibilità di accedere alle dispense dei “donatori”. In alcune città tedesche, come Berlino, sono nati anche dei punti di raccolta del cibo in scadenza, con delle postazioni frigorifere in prossimità dei mercati ortofrutticoli.
Il centro di raccolta di foodsharing.de a Berlino (photo credits)

Le regole da seguire per poter mettere a disposizione il proprio cibo sono basilari, partendo dal non fare mangiare agli altri quello che non mangeremo nemmeno noi. Bisogna segnalare tipologia, quantità e ovviamente data di scadenza dei prodotti da condividere. Anche la città di provenienza del cibo che si vuole reimmettere nella filiera va indicata al momento della registrazione.

Non tutti gli alimenti sono consentiti, però: foodsharing.de non accetta infatti uova crude, carne macinata e cibi di cui non è garantito il rispetto della catena del freddo.
Va da sé che i prodotti maggiormente scambiati sono cereali, biscotti, conserve e gli immancabili bratwurst. Ma scorrendo la lista delle disponibilità si trovano anche latticini, ortaggi, vino e birra.

Lo stesso concetto è stato ripreso anche da una giovane organizzazione non profit siciliana, I Food Share, che a differenza del portale tedesco ha concentrato la propria attività sulla condivisione delle eccedenze a scopo solidale. Un’iniziativa lodevole, specialmente alla luce degli oltre 12 miliardi di euro di cibo gettato via ogni anno in Italia.

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Scrissi con pugno deciso la mia prima headline nel 1984. All'asilo, con le matite colorate. Faceva più o meno: "Yogurt. Un po' acido, ma buono". Le maestre mi guardarono con sospetto. Ma fu subito chiaro che il cibo sarebbe stata una delle mie due grandi passioni. Della seconda, ne ho fatto un lavoro.

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