La cucina giapponese di Yoshiaki Takazawa.

Buio in sala, musica d’atmosfera. Sugli schermi della sala auditorium di Identità Golose 2014 scorrono le immagini di piccoli piatti che sono opere di straordinaria bellezza: è la cucina dello chef giapponese Yoshiaki Takazawa.
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Anche Carlo Cracco, che ha appena terminato il suo intervento al congresso “Una golosa intelligenza“, si sofferma ai piedi del palco a guardare con il pubblico la presentazione dell’amico Yoshiaki.
Classe 1976, figlio di una generazione di ristoratori attaccati alle ferree tradizioni della cucina giapponese, Takazawa ha scardinato con il suo talento molte delle regole scritte e non scritte dell’arte culinaria del suo paese. Ma non tutte.
Un tempio per pochi intimi: ecco il ritorante di Takazawa a Tokio (credits)
Il suo ristorante di Tokio è infatti un trionfo di minimalismo: solo otto coperti (ma fino all’anno scorso erano appena 4, e la lista d’attesa supera i tre mesi!), e una filosofia che rimanda alla secolare tradizione della cerimonia del tè. 
Cenare da Takazawa a Tokio è assistere, tra pochissimi intimi, all’assoluta ricerca della perfezione. Lo chef, aiutato da un solo assistente, cucina a vista davanti agli ospiti.
Il tutto è però declinato in chiave fusion, con un’attenzione maniacale per i prodotti e una continua rivisitazione dei piatti occidentali, specialmente francesi e italiani.
Il tiramisù di mousse di granchio con cacao e liquirizia (credits)
Aiutato nella traduzione in inglese dall’inseparabile moglie, Takazawa spiega al pubblico di Identità Golose i cardini della sua filosofia, e la sua passione per la cucina italiana, declinata con tanta classe quanto rispetto. 
La “golosa intelligenza” di Yoshiaki Takazawa sta forse proprio in questo, nel ricercare la bellezza bilanciando i sapori e i colori di due mondi opposti, raggiungendo un equilibrio incredibile.

Ecco quindi nascere piatti come gli spaghetti di capasanta, il tiramisù di mousse di granchio con cacao e liquirizia, e la carbonara di ananas alla vaniglia.

Ma la filosofia di Takazawa è forse tutta nel suo piatto forse più famoso, la ratatouille di 15 verdure cotte separatamente prima di finire in terrina. 
Inutile dire che una cena da Takazawa è diventata il mio nuovo sogno proibito di gastrofighetto.
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Scrissi con pugno deciso la mia prima headline nel 1984. All'asilo, con le matite colorate. Faceva più o meno: "Yogurt. Un po' acido, ma buono". Le maestre mi guardarono con sospetto. Ma fu subito chiaro che il cibo sarebbe stata una delle mie due grandi passioni. Della seconda, ne ho fatto un lavoro.

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