La bufala (a fin di bene) della Miracle Machine.

La Miracle Machine è un falso, e ad ammetterlo sono i suoi stessi “inventori”: dietro la “macchina dei miracoli” che trasforma l’acqua in vino c’è in realtà una geniale operazione di comunicazione virale messa in piedi per sensibilizzare l’opinione pubblica su una campagna sociale che mira all’esatto contrario: ricavare l’acqua dal vino.


Nei giorni scorsi ne hanno parlato più o meno tutti, dalle testate generaliste a quelle di settore, per non parlare del Web. Del resto, la notizia era di quelle ghiotte, nata apposta per essere data in pasto alla critica enofighetta di mezzo mondo (leggete lo spassoso tono tranchant del post di Dissapore): una macchina in grado di trasformare l’acqua in vino nel giro di tre-giorni-tre, con tanto di app dedicata per smartphone e tablet.

In tre settimane, questo video ha generato 200mila visualizzazioni, e più di 6000 tweet con l’hashtag #MM su Twitter.

Sembrava tutto perfetto, sufficientemente credibile dal punto di vista scientifico e incredibilmente catchy sul lato mediatico. La possibilità di acquistare un marchingegno da 350 euro, in grado di accelerare la fermentazione del mosto e permettere di produrre Cabernet Sauvignon della Napa Valley nel salotto di casa, era l’uovo di Colombo. Un miracolo, appunto.
Ma visitando ora il sito web di Miracle Machine, salta fuori che il miracolo – quello vero – è un altro, ed è possibile realizzarlo con un piccolo contributo da parte di tutti.

Il logo con la doppia “M” di Miracle Machine ruota di 180° per trasformarsi nella doppia “W” di Wine to Water, un’organizzazione non profit del North Carolina nata nel 2004 con lo scopo di organizzare eventi di wine tasting benefici e destinarne il ricavato per sostenere i progetti legati all’acqua potabile nel mondo
In dieci anni di attività, Wine to Water ha aiutato a rifornire di acqua potabile oltre 250mila persone in 17 Paesi. E fonti di finanziamento si sono diversificate, ma sempre con il vino protagonista. E’ infatti possibile contribuire ai progetti di Wine to Water, oltre con donazioni spontanee, anche acquistando speciali bottiglie di vino, prodotto ovviamente con tutti i crismi e carismi, senza marchingegni fantascientifici.
In quest’altro video, Kevin Boyer e Philip James, i viticoltori che hanno supportato l’operazione “Miracle Machine”, svelano la realtà.

Altro che Miracle Machine, il vero miracolo lo ha fatto la comunicazione. Nell’attesa che se ne avveri un altro: quello di un mondo dove tutti possano avere accesso ad una risorsa molto più preziosa del più pregiato dei vini. L’acqua.
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Scrissi con pugno deciso la mia prima headline nel 1984. All'asilo, con le matite colorate. Faceva più o meno: "Yogurt. Un po' acido, ma buono". Le maestre mi guardarono con sospetto. Ma fu subito chiaro che il cibo sarebbe stata una delle mie due grandi passioni. Della seconda, ne ho fatto un lavoro.

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