Orecchiette con salsiccia e cavolo rapa e torta di carote: la mia #schiscettaperfetta.

Non ho mai mangiato solo per nutrirmi. Il momento del pasto, pausa pranzo in ufficio compresa, è il mio piccolo santuario di gioia. Un modo per riconciliarmi con il mondo. Per questo ho sempre preferito la “schiscetta” al pranzo al bar, o nella trattoria all’angolo: perché portarsi il pranzo in ufficio, magari cucinato con amore da qualcuno per te, è come portarsi al lavoro un pezzetto di casa. 
Fortunatamente, non sono il solo a prendere la schiscetta sul serio, anzi. Alessandro Vannicelli vi ha dedicato un blog, Schisciando, e con DeAgostini ha pubblicato il bellissimo libro “Schiscetta Perfetta”, da oggi nelle librerie.
E in onore a tutto ciò, ho spodestato per un giorno la mia dolce metà dai fornelli e ho cucinato personalmente la mia #schiscettaperfetta, grazie anche ai prodotti messi a disposizione da portaNatura.
Eccola.


Atto primo: la pasta.

Nutriente, semplice da preparare e buona anche scaldata: la pasta è la schiscetta ideale, secondo me. Per la mia #schiscettaperfetta ho scelto delle orecchiette, che ho condito con un ragù di salsiccia e cavolo rapa, sfumato con la birra e profumato con scalogno e semi di finocchio
La carne (50% di pasta di salsiccia dolce, l’altra metà piccante) finisce per prima in pentola col soffritto di scalogno; giusto il tempo di bagnarla con la birra ed ecco il cavolo rapa tagliato a dadini che si tuffa a farle compagnia. Utilizzo anche le foglie, che aggiungo quasi a fine cottura, giusto per dare un tocco di verde. Qualche seme di finocchio pestato col mortaio aromatizza il tutto all’ultimo secondo (e scongiura la sete). 
Ta-dah. Un signor piatto di orecchiette. Unica raccomandazione: assicuratevi di avere abbastanza caffè in ufficio, perché il vostro pomeriggio si preannuncia piuttosto impegnativo. 

Atto secondo: il dolce.

Sono arrivato quasi a 35 anni per sfornare la mia prima torta. La parte dolce della mia #schiscettaperfetta è un coup de théâtre di cui vado orgogliosissimo e che racconterò ai nipotini.
La ricetta delle tortine di carote l’ho scovata in uno di quei libricini in stile “rudimenti di cucina elementare per casi umani”. Stavolta vi segnalo anche le dosi (per le orecchiette sono andato a occhio e fantasia: ora capite perché io NON sono un food blogger?).
Ho tritato 200 g di carote, le ho irrorate con il succo di un limone e le ho lasciate lì a meditare sul senso della vita. Ho sbattuto due uova con 160 g di zucchero di canna, ho incorporato 150 g di farina 00, la scorza di mezzo limone, 50 g di mandorle tritate, un bicchiere di olio di semi, 15 g di lievito per dolci e un pizzico di sale. Ho aggiunto le carote al composto, con cui ho riempito una decina di stampi di silicone per muffin. Forno a 180° per 20-25 minuti. Avevo le lacrime agli occhi di gioia mentre le spolveravo con lo zucchero a velo.

Uomini, portate una cosa del genere in ufficio e le vostre colleghe non vi guarderanno più con gli stessi occhi. Specialmente se avrete la camicia macchiata di sugo delle orecchiette.

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Scrissi con pugno deciso la mia prima headline nel 1984. All'asilo, con le matite colorate. Faceva più o meno: "Yogurt. Un po' acido, ma buono". Le maestre mi guardarono con sospetto. Ma fu subito chiaro che il cibo sarebbe stata una delle mie due grandi passioni. Della seconda, ne ho fatto un lavoro.

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