L’Erbaluce di Caluso: un vino che fa per tre.

La prima cosa che colpisce dei grappoli di Erbaluce è il colore. Dorato, luminoso, intenso. Talmente ammaliante da solleticare anche la fantasia degli antichi, che coniarono la leggenda secondo la quale gli acini non fossero altro che le lacrime di una ninfa innamorata.
La luce che imprigionano quei grappoli, in realtà, è quella delle colline del Canavese, l’angolo di Piemonte stretto tra Torino e la Valle d’Aosta dove queste uve danno vita a uno spettacolare vino bianco: l’Erbaluce di Caluso.
Grazie agli amici di Honest Cooking ho avuto modo di incontrare sei produttori di Erbaluce in uno degli angoli più suggestivi di Milano.
L’occasione, per le cantine coinvolte, è quella di offrire un antipasto di quello che sarà Expo 2015 anche per i produttori di vino. E la location è d’eccezione: Cavoli a Merenda, un ristorante con annessa scuola di cucina in pieno centro. L’habitat naturale per un vino che ha nobili origini e sa stupire ad ogni sorso.

Da buon piemontese, credevo di conoscere bene l’Erbaluce di Caluso. Credevo, appunto. Durante la degustazione scopro infatti che l’Erbaluce si può vinificare in tre modi: bianco fermo (quello che conoscevo), spumante e passito. E ciascun metodo di produzione mette in luce caratteristiche diverse di questo splendido vino.

Gli spumanti sono incredibilmente morbidi e profumati, ma anche asciutti e freschi; il bianco fermo è un vino leggero, ma di personalità; ed il passito, infine, è forse la sorpresa più lieta di questa serata milanese d’inizio estate.
L’Erbaluce passito è una storica tradizione delle famiglie della zona di Caluso: l’usanza vuole che tenessero da parte le uve migliori per lasciarle appassire nei sulé, i solai. Attualmente, i produttori mantengono le uve in appassimento in locali appositi, le passitaie, dove i grappoli, appesi per il peduncolo o stesi sui graticci, appassiscono lentamente (per circa cinque mesi) in un ambiente ventilato. L’Erbaluce passito viene venduto dopo almeno 3 anni dalla vendemmia: è un vino dolce e inebriante, che dura decine d’anni in cantina.
Per accompagnare vini così speciali, la cucina non può essere da meno: ecco allora i prelibati fingerfood della chef stellata Mariangela Susigan, a capo della cucina del Gardenia di Caluso.
Un’interpretazione sensazionale della cucina canavesana, con il fantastico ortofritto (il fritto misto piemontese in versione street food) a svettare su tutto.

Se vi interessa approfondire la conoscenza dell’Erbaluce di Caluso, potete contattare (o meglio ancora, visitare) le cantine coinvolte nella serata di Milano. Eccole.

Photo credits: Riccardo Gaglio per Honest Cooking.

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Scrissi con pugno deciso la mia prima headline nel 1984. All'asilo, con le matite colorate. Faceva più o meno: "Yogurt. Un po' acido, ma buono". Le maestre mi guardarono con sospetto. Ma fu subito chiaro che il cibo sarebbe stata una delle mie due grandi passioni. Della seconda, ne ho fatto un lavoro.

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