Il bello è cominciare a scrivere.

Cominciare a scrivere un blog è come iniziare un viaggio. La stessa ansia mista ad eccitazione che precede una partenza. La stessa impazienza. Persino la stessa malcelata consapevolezza che la realtà sarà diversa da ogni nostra possibile aspettativa. Né migliore, né peggiore. Diversa.
Da lettore, prima ancora che da copywriter e social media “coso”, ho imparato molto presto che l’incipit è tutto. Il modo di cominciare un testo (ma non solo) ne determina il destino: un po’ come se nel titolo e nelle prime righe di uno scritto ci fosse impresso il suo codice genetico.

“Comincerò da piccole linee, da piccole croci, da piccoli punti, da una grande cosa che va di qua e di là, da una grande macchia che mi vedrò fare, da un’idea? Comincerò dall’accarezzare il quadro che sogno di finire? No, io comincio”.
(P. Alechinsky)

Scrivendo per lavoro, questa presa di coscienza a volte mi inchioda. Succede: il pensiero strategico soffoca quello laterale, la logica imprigiona l’estro, la razionalità vince sull’emotività.
Insomma, il killer fa il suo lavoro da killer e ammazza il poeta. Con il risultato che il foglio resta bianco, e anche il killer resta senza lavoro.
La capacità di far convivere in equilibrio queste due anime è quella che fa cominciare a scrivere una storia, e possibilmente proseguirla.

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Ognuno trova il suo metodo, per fare andare d’accordo il poeta e il killer.
Io li immagino come una coppia di amici a bordo di un’auto.
La macchina è presa a noleggio; il poeta avrebbe voluto un Maggiolino del 1971, il killer invece avrebbe preferito una muscle car americana vecchio stile, una Mustang nera, ad esempio. Invece si trovano a viaggiare su una Toyota presa nel deposito di un aeroporto. Non accontenta nessuno dei due, ma non va nemmeno male.
Si danno il cambio alla guida; quando al volante c’è il killer, occhiali scuri e giacca di pelle, l’auto viaggia nei limiti, senza dare nell’occhio, seguendo il tragitto scrupolosamente pianificato sul navigatore satellitare, pause per pisciare comprese.
Seduto a destra, il poeta è un passeggero distratto, perso a guardare il panorama scorrere dal finestrino, inventandosi storie sui passanti, sulle case che costellano il percorso, sulle altre strade. Ma quando tocca a lui guidare, il viaggio prende pieghe inaspettate. La musica nell’impianto stereo cambia ogni mezz’ora, e il tragitto pianificato viene spesso abbandonato in funzione di scorciatoie, strade secondarie, soste per fotografare i campi di grano o per bere un caffè in più. In tutto ciò, il killer il più delle volte dorme, quando non è impegnato a imprecare sul touch screen del navigatore.

Visto? Il viaggio è partito. Non mi sono nemmeno accorto di cominciare a scrivere.
Tanto è vero che questo non è nemmeno il primo post su questo blog, è il secondo.
Il fatto è che stava guidando il poeta.

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Scrissi con pugno deciso la mia prima headline nel 1984. All'asilo, con le matite colorate. Faceva più o meno: "Yogurt. Un po' acido, ma buono". Le maestre mi guardarono con sospetto. Ma fu subito chiaro che il cibo sarebbe stata una delle mie due grandi passioni. Della seconda, ne ho fatto un lavoro.

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