L’infelice spot del Super Bowl massacrato sul web

Facciamo finta che tu sia un brand e che tu abbia in tasca il budget che ogni marketer si sogna la notte, quello che ti permette di entrare nel Walhalla dell’advertising: gli spot del Super Bowl.
Come ti giocheresti le tue carte?
Eroe temerario al volante?
Tripudio di effetti speciali ed esplosioni?
Finale a sorpresa che rovescia comicamente i ruoli?
Famigliole e lacrimuccia di tenerezza?
Cuccioli di Labrador?
Pelle nuda e testosterone?
Gattini?
Niente di tutto ciò per Nationwide. Per la gioia degli utenti di Twitter, la compagnia assicurativa dell’Ohio decide di giocarsi il suo spot del Super Bowl più o meno così.

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Nella serata del rito pagano televisivo per eccellenza negli USA, roba da più di cento milioni di spettatori, con eco (un po’ inspiegabile) in tutto il resto del mondo, Nationwide presenta un angosciante spot sulla prevenzione degli incidenti domestici totalmente fuori luogo, in un contesto festaiolo fatto di cheerleaders, musica trash, cibo ancora più trash e botte da orbi sul campo di football. Il malinconico racconto della vita di un bimbo che sarebbe potuta essere, ma non è stata.

Lo spot, beninteso, è di per sé notevole. La quintessenza della social adv: messaggio forte comunicato con ampio uso dei registri drammatici. Ma parte che i bambini morti non siano il tema ideale per uno spot del Super Bowl.
Infatti, l’infelicissima scelta del contesto trasforma il messaggio nel più doloroso dei boomerang per Nationwide, con il buzz su Twitter che assume toni farseschi per uno spot dal messaggio tanto nobile quanto off topic.
Ecco alcune delle reazioni più sarcastiche.

E pazienza se Nationwide ha dichiarato che i clic al proprio sito dedicato alla prevenzione degli incidenti sono stati centinaia di migliaia, e che le intenzioni del brand erano quelle di sensibilizzare l’opinione pubblica su un tema tanto caro a milioni di americani.
Avete ancora qualcosa da dire sulle Fiat imbottite di Viagra?

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Scrissi con pugno deciso la mia prima headline nel 1984. All'asilo, con le matite colorate. Faceva più o meno: "Yogurt. Un po' acido, ma buono". Le maestre mi guardarono con sospetto. Ma fu subito chiaro che il cibo sarebbe stata una delle mie due grandi passioni. Della seconda, ne ho fatto un lavoro.

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