Cosa mangiano i soldati: alla Triennale una mostra sulla Razione K

Vi siete mai domandati cosa mangiano i soldati? Se la tematica vi incuriosisce, fino al 22 febbraio potrete fare un salto al Triennale Design Museum di Milano, e visitare la mostra ‘Razione K’, curata da Giulio Iacchetti.

La razione K dell’esercito della Danimarca

Un’esposizione decisamente curiosa, che comprende i pasti preconfezionati per i soldati di tutto il mondo. Le razioni devono soddisfare esigenze alimentari decisamente particolari: i pasti devono essere nutrienti e sostanziosi, facili da aprire e consumare anche in condizioni proibitive. Inoltre, il loro trasporto dev’essere il più agevole possibile.

Svezia

 La mostra milanese accompagna i visitatori in un viaggio attraverso i diversi modi di concepire la Razione K nel mondo. Gli scatti, freddi e asettici, mostrano tutto il rigore nello sviluppo e nella produzione di questi pasti, che se a prima vista possono sembrare poco più che dosi di “carburante”, sono in realtà molto di più.

Francia
Gran Bretagna

Il cibo, come mezzo di sostentamento fisico e psicologico, può infatti diventare l’unica ancora che tiene legati all’umanità e alla realtà in condizioni estreme e brutali come quelle della guerra. Ecco perché ciascun paese non fa mancare qualche piccolo genere di conforto tipico nella sua Razione K.

Israele
Russia

Le Razioni K sono anche una bella sfida per i designer, obbligati a trovare nuovi modi di progettare i contenitori per trasportare e conservare il cibo dei soldati.
In ogni caso, prima di mangiare il contenuto di una di quelle confezioni, io ci penserei un bel po’.

Thailandia
Stati Uniti

RAZIONE K  – Il pasto del soldato in azione
Triennale di Milano
viale Alemagna 6
22 Gennaio – 22 Febbraio 2015

Orari
Martedi – Domenica
10,30-20,30
Giovedi
10,30-23,00

Ingresso libero

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Scrissi con pugno deciso la mia prima headline nel 1984. All'asilo, con le matite colorate. Faceva più o meno: "Yogurt. Un po' acido, ma buono". Le maestre mi guardarono con sospetto. Ma fu subito chiaro che il cibo sarebbe stata una delle mie due grandi passioni. Della seconda, ne ho fatto un lavoro.

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