5 album perfetti per scrivere ascoltando musica

Non a tutti piace scrivere ascoltando musica: molti preferiscono isolarsi in un monastico silenzio, altri invece preferiscono addirittura i luoghi affollati e rumorosi, come i bar.
Io no. Quando scrivo, ho un fisiologico bisogno di groove e di linee di basso ipnotiche e pulsate. Per questo, davanti al portatile, ho quasi sempre in cuffia vibrazioni elettroniche.
Non che sia una regola fissa: a volte mi sento più istintivo e preferisco affidarmi al blues rock, ad esempio. Molto dipende anche da quello che sto scrivendo. Ma generalmente, la musica che ascolto quando scrivo serve a farmi perdere di contatto con la realtà, lasciare andare un po’ di freni inibitori e concentrarmi profondamente. Quasi un rito sciamanico.
Elencare tutto quello che ascolto quando scrivo è semplicemente impossibile: ci sono però alcuni artisti e album di cui non posso proprio fare a meno.
E quindi, ecco i miei 5 album preferiti per scrivere ascoltando musica.

Moon Safari (Air, 1998)

moon-safari-airQualcuno ha definito gli Air “i Kraftwerk affogati nello sciroppo alle fragole“. In effetti, questo tripudio di moog e vocoder da film di fantascienza Anni Sessanta è un tappeto sonoro fantastico dove sdraiarsi a pancia in giù e appoggiare il laptop mentre si scrive. Moon Safari è una pietra miliare della musica elettronica. Ed è l’album che sto ascoltando mentre scrivo questo post.
Una traccia su tutte. “La femme d’argent”, il pezzo che apre il disco. Sette minuti di morbide sfumature. In rete gira un video meraviglioso dove questa canzone fa da colonna sonora alle riprese di una camera montata su un tram di San Francisco nel 1906. Lo trovate qui.

 

Protection (Massive Attack, 1994)

protection-massive-attackNel bagaglio culturale del 90% dei copy del globo ci sono i Massive Attack, sono pronto a scommetterci. Protection è l’album che ha consacrato non solo i Massive Attack, ma una città intera, Bristol, e che ha permesso ad artisti come Portishead, Tricky, Morcheeba, di finire nelle colonne sonore di un gran numero di spot e lavori cinematografici. Oltre che nelle playlist di un sacco di creativi. Meno oscuro del successivo Mezzanine (1998), Protection è un disco che sa di strade bagnate di pioggia. Ho perso il conto delle notti che ho passato a scrivere sul mio primo blog ascoltando questo album.
Una traccia su tutte. La title track è una delle canzoni che amo di più in assoluto. Probabilmente la mia preferita.

 

The Mirror Conspiracy (Thievery Corporation, 2000)

The-Mirror-ConspiracyQuando uscì questo album, non c’era bar a Torino, la città dove studiavo, che non lo mettesse all’ora dell’aperitivo. Ma The Mirror Conspiracy è molto, molto di più che musica da sentire distrattamente tra uno spritz e l’altro. Ci sono influenze dub, jazz, latineggianti e mediorientali. C’è calma senza noia, pace senza appiattimento. Il mood giusto per mettersi al lavoro su un testo e dimenticarsi di tutto ciò che ci sta intorno. The Mirror Conspiracy è uno dei pochissimi album che riesco ad ascoltare dall’inizio alla fine, senza “skippare” nemmeno un pezzo.
Una traccia su tutte. “Shadows of Ourselves” è un brano che amo molto, anche per quella domanda all’inizio del testo: “Coeur mécanique/où sont tes piles?”

 

Ágætis Byrjun (Sigur Rós, 1999)

Sigur-Ros-Agaetis-ByrjunSe sei nato in Islanda, fai il musicista e ti metti in testa di dipingere con i suoni il paesaggio che ti circonda, il risultato può essere questo. Ágætis Byrjun è un album di una bellezza lancinante e di una difficoltà all’ascolto notevole. Va maneggiato con cura, per quanto sa essere struggente. Un po’ come tutti i lavori dei Sigur Rós (specie i primi), indefinibili e inauditi. A partire dell’uso della lingua nei testi. Ágætis Byrjun è perfetto per scrivere facendosi trasportare dall’ispirazione e dall’emozione.
Una traccia su tutte. “Viðrar Vel Til Loftárása” parte con un delicato arpeggio di piano e cresce tra muri di chitarre distorte, in un’atmosfera trasognata. Ghiaccio e fuoco.

 

The North Borders (Bonobo, 2013)

The-north-borders-bonoboUn album di chill out nel 2013 può suonare stucchevole. E invece questo di Bonobo è finito dritto filato nella mia playlist di scrittore. Perché è fresco, estivo, liberatorio. E molto poco scontato. Lo ascolto spesso in ufficio, e ogni volta, i palazzi fuori dalla mia finestra lasciano il posto a macchie di foresta pluviale, con il mare sullo sfondo.
Una traccia su tutte. “Sapphire”, rigenerante e trasparente come una fonte d’acqua di montagna.

 

Quali sono i vostri must have per scrivere ascoltando musica?

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Scrissi con pugno deciso la mia prima headline nel 1984. All'asilo, con le matite colorate. Faceva più o meno: "Yogurt. Un po' acido, ma buono". Le maestre mi guardarono con sospetto. Ma fu subito chiaro che il cibo sarebbe stata una delle mie due grandi passioni. Della seconda, ne ho fatto un lavoro.

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