7 cose che non sopporto dei post con le liste

Le cinque spiagge più cool dell’estate. I sette errori da non commettere se vuoi diventare una webstar. I nove film da vedere quest’anno. I quattro must have del 2015. Otto motivi per. Undici vantaggi di. Tre cose e mezza che.
Un blog che non contenga post con le liste è ormai più raro di una foto della Kardashian vestita.
Ma siete davvero sicuri che le liste siano sempre la scelta migliore per un web writer?


Scrivere liste per attirare l’attenzione del lettore ha fatto la fortuna di scrittori (Nick Hornby vi dice qualcosa?) e letterati. E del resto, la pratica di redarre liste è molto, molto più vecchia del web.

“(…) il medioevo era pieno di liste (…)  Anche nei miei libri figurano spesso le enumerazioni. Ad esempio per Il Nome della rosa avevo stilato le liste dei libri presenti nelle biblioteche medievali, le liste dei fiori e delle piante, le liste dei nomi e così via”.
Umberto Eco

Le liste sono uno strumento indubbiamente efficace per uno scrittore, tanto più sul web, dove la soglia di tolleranza del lettore è pari a quella di un vegano in un mattatoio.
I post con le liste sono molto utili, ad esempio, per linkare risorse interessanti, o per fornire istruzioni passo a passo.
Ma molto spesso le liste sono usate a sproposito, scritte male, o semplicemente inutili.
Insomma, scrivere una lista è semplicemente un modo per organizzare i contenuti di un post, non uno stratagemma per raffazzonare informazioni senza qualità.

Ci sono almeno 7 cose davvero insopportabili dei post con le liste. Quanto basta per scriverle in una lista.
Eccola.

#1 Le liste troppo brevi

Mi è capitato di leggere un post con una lista di due elementi. Due. Giuro. Mi piacerebbe scoprire quali oscuri sentieri sinaptici conducono a decisioni del genere.

#2 Le liste troppo lunghe

I Led Zeppelin potevano permettersi di suonare dal vivo una versione di Stairway to Heaven lunga 25 minuti. Invece, il post con i “183 modi per far addormentare il tuo bambino” fa generalmente crollare la povera mamma sulla tastiera più o meno al punto 8.

#3 Le liste di Capitan Ovvio

Il problema di molti post con le liste è che enumerano un imbarazzante elenco di ovvietà. E gli argomenti scontati restano tali anche se sono graziosamente rappresentati in guisa di elenco puntato. Questione di qualità, ricordate?

#4 Le classifiche dal primo all’ultimo posto

Se al punto numero uno della lista trovo già la parte più golosa dell’intero articolo, perché dovrei proseguire? A nessuno interessa sapere chi è arrivato settimo. Se proprio dovete stilare una graduatoria, partite dal fondo: fate almeno in modo che il lettore sia incuriosito di scoprire chi ha vinto. A meno che non siate Mara Venier.

#5 Tutte le altre classifiche

Mi rendo conto che questo sia un problema soprattutto mio. Il fatto è che anni fa guardai su MTV la classifica dei 100 pezzi rock più belli di sempre, ovviamente dalla numero 100 a salire. Una maratona di tre puntate da un’ora e mezza ciascuna. Alla fine, il pezzo rock più bello di sempre era Welcome to the Jungle dei Guns N’ Roses. Ecco perché ora odio le classifiche.

#6 Un titolone, e poi il nulla

Quante volte avete cliccato su un link perché il titolo era semplicemente irresistibile? Essere incuriositi da una promessa accattivante succede, ma spesso la nostra esperienza finisce lì, al titolo. Perché il contenuto non mantiene quello che il titolo aveva così efficacemente promesso. A forza di scrivere titoli bellissimi per contenuti scadenti, anche sui post con le liste non cliccherà più nessuno.

#7 La numerologia sacra

A furia di leggere post con le liste, mi sono autoconvinto che ci siano dieci comandamenti e sette peccati capitali per qualsiasi cosa.
Oggi Mosè sarebbe un blogger, non c’è dubbio.

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Scrissi con pugno deciso la mia prima headline nel 1984. All'asilo, con le matite colorate. Faceva più o meno: "Yogurt. Un po' acido, ma buono". Le maestre mi guardarono con sospetto. Ma fu subito chiaro che il cibo sarebbe stata una delle mie due grandi passioni. Della seconda, ne ho fatto un lavoro.

2 Comments

  • Un articolo “furbetto”, che comunque condivido. :) È vero, le liste potenzialmente sono qualcosa di molto utile, ma spesso si usano a sproposito. L’attenzione degli utenti sul web è un merce preziosa e sempre più rara ed è dimostrato che le liste aiutano a processare le informazioni dal punto di vista cognitivo. Ma è vero anche che una scrittura precisa, non troppo seriosa (con la giusta dose di humour), consapevole e attenta al design della pagina (fondamentale quando si parla di web e formati mobile) non ha bisogno di particolari artifici per essere attraente per un lettore. Alla fine anche tu non sei riuscito a dire cosa c’è che non va in alcune liste, se non usando un’altra lista. Vorrà dire qualcosa, no? ;)

    • Ciao Paolo. In effetti, l’idea del post, costruito come una “una lista che smonta” le liste, mi è venuta in mente per puro divertissement. Le liste funzionano, eccome: ma continuo a pensare che si tratti di forma, appunto: non di sostanza. Molto spesso sul web si bada più ad attirare attenzione che a fornire un contenuto di qualità. Sono le liste fini a se stesse quelle che non sopporto proprio. :-)
      Se poi il contenuto di qualità è presentato in modo accattivante, tanto meglio ;-)
      Grazie della visita, e a presto!
      F.

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