Ciao, sono un marchio ggiovane: faccio birra e satira su Facebook

Ve la ricordate la prima edizione di Striscia la Notizia? Quella condotta da Gianfranco D’Angelo ed Ezio Greggio, con le veline sui pattini e senza quello schifo di Gabibbo?
I ruggenti Anni Ottanta sferravano il loro colpo di coda, Tangentopoli non era ancora scoppiata e l’idea di un finto telegiornale che facesse della satira (molto all’acqua di rose, per la verità), era di per sé innovativa, o disrupting, come va di moda dire ora.
Scordatevi tutto ciò, gente.
Quella roba è semplicemente preistoria.
Striscia è ormai una specie di Frankenstein fatto di parti anatomiche di un programma di denuncia civile e pezzi di avanspettacolo di bassa lega.
Spegnete la TV, per amor del cielo.
Benvenuti nell’anno quindici del terzo millennio, l’era in cui le marche di birra fanno satira su Facebook.

Ai brand, ormai, sono concesse prese di posizione impensabili fino a qualche anno fa. Molto del merito (o della colpa, giudicate voi) va alla rete, che ha costretto le aziende a “umanizzare” la propria comunicazione, esplorando territori e linguaggi sconosciuti. A volte con esiti tutt’altro che che felici; altre volte, invece, molto divertenti.
Il caso della pagina Facebook di Ceres potrebbe, però, aprire un precedente nuovo: ormai i ragazzi del social media team della birra danese ci hanno preso gusto, e stanno trasformando la pagina in una sorta di laboratorio di satira su Facebook.

Ceres è un brand non nuovo a certi sconfinamenti nell’ambito della satira di gusto squisitamente politico: vi ricordate la campagna di comunicazione del 2013 lanciata in concomitanza con le elezioni politiche?
Stavolta, però, le battute sembrano quasi quelle di Spinoza, per il loro gusto dissacrante e decisamente fuori dagli schemi, anche per un marchio che fa del linguaggio scanzonato una cifra stilistica consolidata.
Una scelta che sembra pagare, almeno a giudicare dal numero di commenti, condivisioni e like sui post di Ceres. Insomma, Ceres sta dimostrando che per un brand fare satira su Facebook funziona.

Moltissime sono anche le discussioni che in rete sono nate per comprendere questo fenomeno dal punto di vista sociologico, alimentate anche da qualche commento perplesso dei fan, che accusano il brand di “fare politica”.
Ora, forse affermare che Ceres sia “scesa in campo” è azzardato: di sicuro, il linguaggio e le scelte creative del social media marketing del brand costituiscono una case history che sarà studiata a lungo. E presto, forse imitata.

Scommettiamo che la “guerra della satira” dei brand è solo all’inizio?

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Scrissi con pugno deciso la mia prima headline nel 1984. All'asilo, con le matite colorate. Faceva più o meno: "Yogurt. Un po' acido, ma buono". Le maestre mi guardarono con sospetto. Ma fu subito chiaro che il cibo sarebbe stata una delle mie due grandi passioni. Della seconda, ne ho fatto un lavoro.

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