Ecco come ho occupato la cucina di una food blogger

“D’accordo, sabato a pranzo la cucina è tua”. Scrosci di applausi.
Vedete, vivere con una food blogger ha i suoi lati oscuri. Uno di questi è la totale impossibilità di accedere ai fornelli: cucina lei, punto.
A te non resta che dare una mano a lavare i piatti, sognando fantomatici traslochi in appartamenti da sogno con doppi servizi e doppia cucina.
Potete immaginare il mio giubilo quando, dopo trattative che avrebbero fatto impallidire il principe di Metternich, ho conquistato il diritto a cucinare il pranzo del sabato.
L’ho detto mille volte e lo ripeto: io NON sono un food blogger. Ma che cavolo, cucinare piace anche a me. Credo sia una questione di DNA. Mio padre cucina, mia madre cucina, mia sorella cucina. E una mela, generalmente, tende a non cadere mai troppo lontano dall’albero.
Per farla breve, il trattato tra la Padrona della Cucina (d’ora in poi PdC per comodità) e il sottoscritto si articola nei seguenti punti.

  • Entro giovedì sera scelgo la ricetta da preparare; 
  • il venerdì PdC fa la spesa con quello che serve (ottimo punto a mio favore: niente ore di smarrimento al supermercato il sabato mattina, e più tempo per dormire cucinare); 
  • PdC non può interferire in alcun modo nella preparazione (del resto, il fatto che si occupi lei della spesa è di per sé un intrusione niente male: infatti, eventuali variazioni di ingredienti a sua scelta sono previste dal trattato). Però può fotografare
  • a me toccano sia l’onore di imbandire il desco, sia l’onere di ripulire il campo di battaglia dopo il pranzo. 

Per l’impresa ho arruolato il migliore degli alleati.

Jamie Oliver è tutto quello che avrei voluto essere io se nella vita avessi fatto il cuoco. Goloso, entusiasta, diretto e casinista. Mescola qualsiasi cosa con le mani, mugola di piacere quando assaggia, bada alla sostanza, e soprattutto è innamoratissimo del buon cibo.
Scelgo uno dei suoi menu da 30 minuti, conscio del fatto che con me ai fornelli diventeranno almeno il triplo.

Spiedini di pollo, salsa satay, insalata di noodles e frutta fresca con zucchero alla menta.

Dopo aver diligentemente disposto tutti gli ingredienti sul tavolo, parto con la salsa satay.
Frullo nel robot da cucina un mazzetto di prezzemolo riccio (che PdC ha comprato in luogo del coriandolo per un risultato più delicato), un peperoncino dolce privato del picciolo (altra sostituzione di PdC al posto di quello piccante, va da sé che io l’avrei preparato con l’habanero che ho coltivato sul terrazzo, ma tant’è), uno spicchio d’aglio, tre cucchiai colmi di burro di arachidi, un pezzetto (circa 2cm) di zenzero sbucciato, una spruzzata di salsa di soia più la scorza grattugiata e il succo di un lime. Allungo con un po’ d’acqua e frullo finché la salsa non risulta cremosa. Verso più della metà della salsa satay in una ciotola da portata e tengo da parte il resto.
È il momento del pollo. Compongo quattro spiedini infilzando circa 350g di petto di pollo senza pelle, li dispongo in una piccola pirofila da forno sul cui fondo ho versato la salsa satay che ho avanzato. In pieno “Jamie style” uso le mani per sfregare la salsa sul pollo e insaporirlo. 
Una spruzzata di olio extravergine, un pizzico di sale e via in forno, sul ripiano più alto sotto il grill (a 200°). Il pollo cuocerà 8-10 minuti per parte, e a metà cottura spargerò sugli spiedini un cucchiaio di miele.
Mentre il pollo cuoce, passo rapidamente (si fa per dire…) ai noodles. Mentre gli spaghettini cuociono per circa 6 minuti in acqua bollente a fornello spento, uso nuovamente l’amico robottino per sminuzzare mezza cipolla rossa, un altro peperoncino dolce, e un altro mazzetto di prezzemolo riccio. Dispongo il trito nella ciotola di portata dove finiranno i noodles, e condisco con un cucchiaio di olio extravergine, un cucchiaino di olio di sesamo, uno di salsa di pesce, un po’ di salsa di soia e il succo di mezzo lime. Manca qualcosa?
Cazzo, gli anacardi! Ok, niente panico. Ne frantumo 50 grammi con una tecnica che è meglio che non vi racconti, e li faccio tostare in un padellino. All’ultimo momento li caramello aggiungendovi un cucchiaio di miele, che li renderà dolci e croccanti e che incrosterà il padellino nei secoli a venire.
Verso i noodles nella ciotola con il condimento, mescolo per bene (usando le mani, what else?) e aggiungo gli anacardi caramellati.
È tutto pronto, manca solo il dessert. Che è un semplice piatto di mirtilli freschi e banane a fettine (la ricetta originale prevedeva l’ananas, ma PdC… Vabbeh, avete capito), che condisco con una pasta ottenuta pestando nel mortaio qualche foglia di menta fresca e dello zucchero di canna, e che accompagno portando a tavola un vasetto di yogurt greco al cocco.
Porto in tavola il pollo, i noodles, la salsa satay e un po’ di foglie di indivia lavata e asciugata. Si possono comporre delle golose barchette con l’indivia: un po’ di pollo, un po’ di insalata di noodles e un cucchiaio di salsa satay. Saporiti bocconcini profumati di oriente e con una leggera nota dolce che stempera il tutto.
Sono proprio un ragazzo da sposare.
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Scrissi con pugno deciso la mia prima headline nel 1984. All'asilo, con le matite colorate. Faceva più o meno: "Yogurt. Un po' acido, ma buono". Le maestre mi guardarono con sospetto. Ma fu subito chiaro che il cibo sarebbe stata una delle mie due grandi passioni. Della seconda, ne ho fatto un lavoro.

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